Recensione: “Anno Dracula” di Kim Newman

Titolo originale: Anno Dracula
Autore: Kim Newman
Anno: 1992 (ed. originale); 1997 (ed. italiana)
Editore: Fanucci
Pagine: 426
Prezzo: 8€

Inghilterra 1888. Dopo aver sconfitto Van Helsing e i suoi amici, il Conte Dracula domina sul Regno Unito. Il Re dei vampiri ha sposato la Regina Vittoria, trasformandola in una non-morta, e i nosferatu imperversano. Le strade della Londra notturna sono battute da bande di vampiri in cerca di preda e, nella luce dei lampioni, prostitute-vampire adescano i clienti in cambio di una pinta di sangue. Nelle ombre di questa metropoli si aggira uno spietato assassino che uccide solo giovani donne non-morte, e si fa chiamare Jack lo Squartatore… Charles Beauregard, agente speciale alle dipendenze del misterioso Club Diogene, e Geneviève Dieudonné, vampira gentile di una stirpe che si contrappone a quella del conte di Transilvania, uniscono le loro forze per scovare l’autore di questi efferati delitti, che minacciano di sovvertire l’ordine sociale dando vita a un mondo sorprendente, in cui vivi e non-morti coesistono e la legge di Dracula ha soppiantato le regole della civiltà.

Voti della RASSEGNA FANTASTICA
Trama: •••• (4/5)
Credibilità: ••••• (5/5)
Stile: •••• (4/5)
Edizione: •• (2/5)

Questo libro ha riscosso tanto successo in patria quanto poco ne ha suscitato qui da noi. Il motivo è semplice. Il romanzo di Kim Newman è un tributo al romanzo gotico inglese e alla storia della nazione britannica di fine Ottocento. I personaggi sono tutti lì: Dracula, Dr. Jekyll, i fratelli Holmes, Jack lo Squartatore. Ci sono, ma non come protagonisti. Newman in questo ha operato una scelta sagace: saccheggiare il più possibile la letteratura dell’orrore a tema vampiri (e non), creando due protagonisti totalmente originali che ballano il loro valzer narrativo attorno a uno stuolo di celebrità. È difficile definire il genere di quest’opera… mi azzarderei a dire che si tratta di un horror distopico. Chiunque abbia letto Dracula si sarà chiesto almeno una volta “e se avesse trionfato il principe di Valacchia?”. In questo libro l’autore ci mostra un’alternativa plausibile alla vittoria di Van Helsing. La trama è lineare e la voce narrante alla terza persona permette di seguire la storia da più punti di vista. Il risultato è un romanzo corposo, credibile e, a suo modo, appassionante. Molto particolare è la scelta di utilizzare anche la prima persona esclusivamente per il flusso di coscienza di Jack lo Squartatore. In lui, fragilità e violenza si alternano così come nel lettore si alterna l’opinione che lui sia effettivamene una vittima oppure un carnefice. Il gioco psicologico si regge tutto sul fatto che lo Squartatore uccida delle vampire prostitute. Prostitute innocenti forse, ma pur sempre vampire. Nella sua riflessione sul “dono nero”, infatti, Anno Dracula ci introduce in una società vampirica complessa, in cui i rapporti tra vampiri e caldi (=i vivi) non sono assolutamente scontati come certi stereotipi letterari vogliono far credere e in cui gli stessi vampiri sono divisi tra chi cerca di mantenere in vita la propria umanità e chi invece decide di abbracciare e diventare la morte. Un mostro è tale per ciò che fa o per l’intenzione che lo muove?
Ho trovato molto utile l’elenco dei personaggi storici, letterari e cinematografici presenti nella storia proposto alla fine del libro dal traduttore Bernardo Cicchetti. Invece, sono rimasta delusissima (e sottolineo il superlativo) dalla pessima correzione delle bozze: a circa un terzo del libro ho iniziato a contare i refusi e sono arrivata a 16 [!], di cui uno – un errore di impaginazione – sulla quarta di copertina [!!!]. È la seconda volta che trovo refusi in un libro della Fanucci (qui la recensione di “La Città & la Città”), spero sia stato solo una pessima coincidenza…

Le citazioni preferite

«”In fede, vostro Jack lo Squartatore”? Lo scrittore di lettere è qualcuno che conosco? Lui sa qualcosa di me? No, lui non comprende la mia missione. Io non sono un lunatico giocherellone. Sono un chirurgo che asporta il tessuto malato. Non c’è alcun ‘divertimento’ in questa cosa.» p. 207
~
«Tutta questa faccenda puzza di ancient[*] régime, non pensate?» p. 322

[*] Uno dei tanti refusi che, però, non riesce a rovinare la fantastica battuta.

Perché comprarlo. Tutti coloro che hanno amato Dracula di Bram Stoker o a cui piacciono le atmosfere gotiche dei romanzi ambientati in epoca vittoriana devono leggere almeno una volta nella vita questo romanzo.

Perchè non comprarlo. La storia è quello che è. Se avete lo stomaco debole e al solo pensiero di Jack lo Squartatore vi sentite svenire, questo non è il libro adatto a voi.

Link utili
Link a Dracula di Bram Stoker (da leggere assolutamente prima di mettere mano ad Anno Dracula): ed. Mondadori, ed. Feltrinelli, Ebook
Link al libro in lingua originale: https://amzn.to/2zKxJH0
Link al fumetto: https://amzn.to/2NSGEyF

Purtroppo su Amazon sono finite le copie nuove dell’edizione italiana; tuttavia, sparse nel web, si trovano diverse copie usate. (Se siete a Roma vi presto la mia copia, purché me la ridiate indietro :P)

Recensione: “La Città & la Città” di China Miéville

Risultati immagini per china mieville la città e la cittàTitolo originale: The City & the City
Autore: China Miéville
Editore: Fanucci
Pagine: 361

Immaginate due città, separate e unite allo stesso tempo, in un punto indefinito dell’Europa. Figlie della catastrofe post-sovietica. Due città sovrapposte, che condividono lo stesso spazio, ognuna con le proprie strade, i propri palazzi, i propri cittadini, la propria storia, la propria identità. Un’anomalia spazio-temporale, un capriccio tecnologico, un errore nella creazione, una scissione a un certo punto della storia? Tutto questo, o forse no. Per un cittadino dell’una il più grave reato è quello di vedere un cittadino dell’altra: sono due mondi vicinissimi, eppure incomunicabili, e la punizione per chi trasgredisce è certa e impietosa. Così tutti sono abituati fin dalla nascita a non-vedere, a sfuggire ogni forma di contatto con gli altri che pure sono lì, sotto i loro occhi e a portata di mano. Viene scoperto un delitto, in una delle due città, e le indagini portano fino all’altra città, e poi oltre, in un’altra realtà che nessuna delle due sembra conoscere, e che forse le trascende entrambe.

Voti della RASSEGNA FANTASTICA
Trama: •••
Credibilità: ••••
Stile: ••••
Edizione: •••

In questo romanzo China Miéville affronta la tematica della coesione sociale e delle identità nazionali con incredibile originalità. Immaginate l’esistenza di due città all’interno di uno stesso perimetro: alcune vie appartengono all’una, alcune appartengono all’altra, alcune sono addirittura condivise! Eppure gli abitanti si ignorano e sono obbligati a disvedere tutto ciò che appartiene o proviene dalla città altra. A vigilare sul rispetto di tali leggi c’è un oscuro potere che si fa chiamare Violazione. Ma cosa succede se qualcuno architetta un omicidio a cavallo tra le due città senza commettere una violazione? La Città & la Città è un fanta-thriller che ricrea le atmosfere tipiche del noir d’autore condito con un linguaggio ispirato a Philip K. Dick. Il romanzo scorre veloce, mentre il lettore divora una pagina dopo l’altra seguendo la storia tramite il racconto e le riflessioni del protagonista, il detective Tyador Borlù. La trama è articolata, come ogni crime che si rispetti, ma credibile. Troviamo colpi di scena a volontà, che però non risultano mai artificiosi. Borlù è un personaggio a tutto tondo, che non può non piacere al lettore: poliziotto assetato di verità, con un’anticchia di cinismo e coraggio da vendere. Questo libro meriterebbe un seguito solo per permetterci di continuare a seguire la sua storia. Personalmente, non ho gradito molto il risvolto forse un po’ ideologico cui si assiste verso la fine del romanzo, al momento della rivelazione su chi sia l’assassino e il suo movente. Tuttavia, La Città & la Città resta una piccola perla, che ha fatto vincere all’autore i premi Locus, Arthur C. Clarke, British Science Fiction e World Fantasy. La traduzione di Maurizio Nati è molto buona, considerate anche le difficoltà dovute alle innovazioni linguistiche dell’autore. L’unica pecca dell’edizione Fanucci sono i refusi che disturbano abbastanza chi ci fa caso.

Perché comprarlo. La Città & la Città è un must per i cultori del genere e per chi vuole sperimentare un libro a metà tra la scrittura di Raymond Chandler e quella di Philip K. Dick. Può essere un bel regalo per gli appassionati di thriller o per gli amanti dei romanzi politici.

Perchè non comprarlo. Non lo comprate se cercate una storia d’amore, un romanzo di fantascienza con alieni o un urban fantasy con vampiri, licantropi e stregoni. Non ce n’è neanche l’ombra!

Leggi anche tu il romanzo (trovi il link qui sotto) e fammi sapere cosa ne pensi! 🙂
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“The Place” di Paolo Genovese

Ieri ho finalmente visto il nuovo film di Paolo Genovese e ho deciso di dare inizio alla sezione dedicata al cinema e alle serie con questa pellicola. La mia non sarà una recensione tecnica (per questo tipo di resoconto vi rimando a quella di Boris Sollazzo su Rolling Stone, che ho trovato senza dubbio la migliore di quelle in rete), sarà piuttosto una considerazione di carattere teoretico. Non mi occuperò della grammatica dell’opera, ma del contenuto delle sue proposizioni cinematografiche.

Riporto qui velocemente la trama, per permettere anche a chi non ha visto il film di poter seguire la mia riflessione:

Un misterioso uomo siede sempre allo stesso tavolo di un ristorante, pronto a esaudire i più grandi desideri di otto visitatori, in cambio di compiti da svolgere. Sebbene l’uomo dichiari di non affidare a nessuno compiti impossibili, ognuna delle sue richieste implica di andare contro tutti i principi etici. (Fonte Wikipedia)

***ALERT SPOILER***
QUESTA RECENSIONE CONTIENE NOTIZIE CHE SVELANO LA TRAMA DEL FILM

IL GENERE. Partiamo dalle cose semplici. Che tipo di film è The Place? Si tratta di un dramma etico, cioè una tragedia che ha al centro un discorso etico (in questo caso forse più d’uno). Questo genere aiuta l’autore ad affrontare in poco più di un’ora tematiche che nella versione originale dell’opera (la serie tv The Boot at the End) necessitano di due intere stagioni. Il fine del dramma etico, infatti, non è quello di intrattenere gli spettatori con una serie di peripezie in grado di far tenere il fiato sospeso, ma quello di suscitare nel pubblico una serie di domande morali cui, in realtà, non spetta sempre all’autore dare una risposta precisa. La trama, quindi, è funzionale alla rappresentazione dei caratteri etici, non deve sorprenderci, può essere prevedibile e ha l’unico compito di fornire uno sfondo su cui i personaggi evolvono con le loro scelte.

IL PALCOSCENICO. L’ambientazione del film, da alcuni criticata per l’eccessiva spersonalizzazione, è la longa manus di questo genere.  Tutta la pellicola si svolge all’interno di un bar, The Place; tutta l’azione si svolge a un tavolino, in cui Mastandrea dialoga di volta in volta con i protagonisti che portano avanti la trama attraverso i loro racconti. Il motivo di questa scelta è essenzialmente il carattere universale che Genovese vuole dare al film: questo dramma non ha bisogno di un contesto, né di una specificazione geografica, sociale o temporale, perché il nucleo fondamentale del discorso etico si ripropone di generazione in generazione dall’inizio dei tempi (letteralmente, basta pensare alla narrazione biblica e alla storia di Lucifero o di Adamo ed Eva) e si riproporrà fino a che un essere dotato di libero arbitrio abiterà l’universo. Non c’è bisogno di sapere se i personaggi siano italiani, se appartengano al ventunesimo secolo o se provengano da una famiglia ricca o povera, davanti all’uomo che offre la possibilità di realizzare i propri desideri potrebbe esserci un antico romano, una dama inglese di fine Ottocento o un samurai del periodo Edo. Potremmo esserci anche noi.

IL TEMA. Scegliere ha un costo. Ma qual è il prezzo della libertà? Ogni personaggio è posto di fronte a un problema: qualcosa nella sua vita non va per il verso che a lui pare quello giusto. Così si rivolge a chi è in grado di dare una possibilità di cambiamento per il verso desiderato. A ogni situazione, vissuta come innaturale e ingiusta, corrisponde un’azione che va contro la natura del dato personaggio (a una suora che ha perso Dio viene chiesto di rimanere incinta, a un cieco che vuole riacquistare la vista per amare viene chiesto di violentare una donna, a una donna che vuole che suo marito la ami perdutamente viene chiesto di distruggere una coppia di sposi, a un uomo che vuole una donna bellissima da “usare” per un rapporto sessuale senza amore viene chiesto di difendere una bambina, a un uomo che vuole guarire la malattia di suo figlio viene chiesto di uccidere la figlia di un altro uomo, a una donna che vuole salvare la vita dell’anziano marito viene chiesto di fare una strage con una bomba e così via…). Di fronte all’opportunità di ottenere ciò che si vuole, tramite atti contrari ai propri principi, si profila la scelta più dolorosa di tutte: accettare la drammatica realtà o agire contro se stessi per cambiarla? Qui a scontrarsi non sono due semplici opzioni, ma due concezioni di libertà diametralmente opposte. La prima interpreta la libertà come “poter-cambiare”, potersi imporre con la propria volontà su ciò che ci capita, laddove l’accettazione è invece vista come pura passività. La seconda è la libertà di prendere su di sé il peso della propria vita e portarlo nonostante tutto. Sebbene solo la prima sembri comportare una certa attività da parte di chi compie la scelta, anche la seconda implica un’attività, meno evidente della libertà di “poter-cambiare” ma altrettanto potente nelle sue conseguenze. Qual è la scelta più dolorosa? Difficile dirlo. Perché nel primo caso, lo scotto da pagare è la propria anima; nel secondo, il dover accettare che non tutto è sotto il nostro controllo e il doversi convincere che nella vita nulla è mai perfetto. Il dramma etico si gioca tutto qui.

IL VINCITORE. L’unico personaggio che mi appare il vero vincitore è Marcella, interpretata dalla Lazzaroni. Il motivo è semplice: è l’unica che prende coscienza dell’importanza di rimanere sempre fedeli a se stessi e per questo sceglie di non agire, di non cambiare il corso degli eventi. Epica la considerazione che fa nel dialogo finale con Mastandrea, in cui spiega che, se anche fosse riuscita a far tornare quello di prima il marito malato di Alzheimer, lei non avrebbe più potuto tornare come quella di prima dopo aver compiuto una strage. Quale senso ha recuperare un rapporto se poi l’equilibrio che lo reggeva in precedenza risulta irrimediabilmente spezzato dalle nostre azioni? Non è a caso che sia proprio lei l’ultima tra i protagonisti a concludere il suo rapporto con l’uomo di The Place. È vero, è anche l’unica che non ottiene ciò che vuole, ma è proprio questo a rendere il suo personaggio ancora più eroico. Il padre del bambino malato, anche se sceglie di non uccidere, non sperimenta fino in fondo le conseguenze della sua scelta (mi riferisco alla miracolosa guarigione di suo figlio che ribalta inaspettatamente il corso degli eventi). Il suo personaggio costituisce l’eccezione alla regola e per questo non è un personaggio esemplare. Lo stesso si può dire del controverso poliziotto, che stipula più di un accordo ma che alla fine si redime.

L’UOMO DEL TAVOLO OVVERO LA POTENZA DELLA REDENZIONE. Infine, un’ultima parola va spesa sul personaggio di Mastandrea. Devo ammettere che mi è piaciuto il fatto che non si capisca fino in fondo chi sia o per “chi” lavori (il diavolo?), questo rende il film una pellicola accoglibile da tutti e non un film confessionale. C’è poi da dire che, grazie al suo personaggio, Genovese è stato in grado di dare una svolta positiva a quella che fino agli sgoccioli è stata una vera e propria tragedia. Stanco degli orrori di cui è in parte artefice e in parte testimone, l’uomo di Mastandrea si domanda se dopo tanto male sia possibile ricominciare, gli viene risposto di sì. A rispondere in questo modo è Angela, personaggio tanto enigmatico quanto quello di Mastandrea, che invece di “dar da mangiare ai mostri” cerca solo “l’amore”. Ma non vi racconterò oltre… se volete sapere i particolari, dovete andare a vedere il film!

LO CONSIGLI? Certo che sì. Che piaccia o no, è un film che va visto.

Guarda il trailer di The Place