Elogio del regalo sgradito

Ph. by AdWeek

Come tutti gli anni, anche quest’anno sarà capitato a ciascuno di noi di ricevere regali che non ci sono proprio piaciuti. Lì, di fronte a quel pacchetto incartato con gli accessori di Tiger o con qualche carta eccessivamente colorata e pescata chissà dove dal cassetto della nonna, abbiamo scartato e ci siamo trovati in mano quell’oggetto che ha suscitato subito in noi la domanda… “ma perchè a me?”. Sì, perchè non hai proprio idea di come quel regalo sia stato partorito dalla mente di quel tuo amico, di quella tua lontana zia o, peggio, di qualcuno ancora più vicino e intimo. Quest’anno, come tutti gli anni, anche io ho scartato il mio “regalo-ma-perchè-a-me?” e, al contrario di quello che faccio tutti gli anni, stavolta ho cercato di trarne qualche aspetto positivo.

Perché questi regali ci fanno così arrabbiare? Innanzitutto dobbiamo cominciare a chiederci perché quel regalo non ci è piaciuto. Il primo atteggiamento responsabile della delusione è l’aspettativa. Forse ti aspettavi qualcosa di più di ciò che hai appena scartato? Oppure semplicemente speravi in qualcosa di diverso? Non c’è nulla da fare, se sei una persona che ama speculare con la mente sui regali che si riceveranno, corri il rischio – assicurato – di restare delusa da almeno uno di quelli ricevuti. Un altro atteggiamento può essere il perfezionismo: il perfezionista è un grande nello scegliere i regali, ma rappresenta il peggior incubo per chi i regali deve farli. Hai presente quella persona che inizia a cercare i regali di Natale a Novembre e riflette per giorni e giorni su che regalo fare a qualsiasi persona per essere certo di conquistare il podio del gradimento? Ecco, se sei uno di questi, cioè un perfezionista, i tuoi regali possono anche essere semplici e poco costosi, ma sono sempre qualcosa che piace o di cui ha bisogno la persona che li riceve. Il problema di questa categoria di persone è che vengono quasi sempre delusi dai regali che ricevono, perché il 93% della popolazione mondiale non ha il suo stesso grado di empatia e di saggezza nello scegliere i pensieri da corrispondere. Un altro motivo per cui si può restare perplessi di fronte a un regalo sgradito è che, effettivamente, quel regalo non è per nulla azzeccato. Alcuni esempi autobiografici e dei più tristi: pantaloni zebrati rosa taglia L (indosso quasi sempre colori scuri e porto una S); cd di Gigi D’Alessio (il mio panorama musicale spazia dai cartoni Disney al metal, ma non è mai passato per i cantanti neomelodici campani); orologio da maschio con il teschio di un gatto disegnato sopra (oltre al fatto che era orrendo, chi me l’ha regalato mi ha poi confessato di non essersi neanche accorto che fosse per uomo); per non parlare dei saponi – gli evergreen dei regali sgraditi – (chi li regala di solito non si rende conto che 1) sembra un sottile invito a lavarsi, 2) i saponi, quelli buoni, costicchiano abbastanza, quindi è meglio ripiegare su un rossetto o una penna carina piuttosto che regalare un sapone economico e di qualità scadente). La lista è lunga e potrei fare un elenco altrettanto lungo con i tristi regali che ha ricevuto negli anni passati mio marito, ma si è capito il senso e ed è meglio se mi fermo qui…

Cambiamo il punto di vista. Fino a ora, abbiamo osservato la situazione dal punto di vista di chi è rimasto scottato da quello che ha trovato sotto l’albero. Pieno d’aspettative, perfezionista, o semplice vittima, ognuno di noi si è chiesto almeno una volta nella vita “ma perché a me?”. Adesso, però, fermiamoci ad analizzare non tanto il regalo ma le circostanze in cui quel regalo è finito tra le nostre mani. Spesso mi capita di essere talmente presa dalla mia smania di perfezionismo (ebbene sì, io sono una delle perfezioniste di cui sopra), che mi dimentico una cosa importantissima: ricevere un regalo non è mai scontato. Che sia stato un semplice regalo riciclato, oppure comprato in quattro e quattr’otto, oppure che sia stato speso un pomeriggio a sceglierlo, quel regalo sgradito è giunto tra le nostre mani perché qualcuno ha pensato a noi. E, in questo caso è giusto dirlo, è proprio il pensiero che conta. Sciocco, economico, o semplice che sia, quel regalo è il frutto di almeno un momento di riflessione in cui quella persona si è detta “fammi pensare a un regalo per…”. Anche se nel tuo giro di amici o parenti è ormai una consuetudine scambiarsi dei regalini per Natale, non sottovalutare mai l’ordinaria azione di fare e ricevere un regalo. Mi ricordo che, diversi anni fa, ero molto amica di un ragazzo e per Natale gli avevo comprato un libro che sapevo gli sarebbe piaciuto. In macchina, poco prima di salutarci, stavo per darglielo quando lui mi ha detto: “ah, senti, io non ti ho comprato nulla per Natale. Siamo adulti, no? Queste cavolate non servono fra noi…”. Con il sangue congelato nelle vene, sorridendo ho annuito e sono scesa. A distanza di anni sono convinta di aver sbagliato, avrei dovuto dirgli che nei rapporti sono proprio quelle cavolate a farci capire che si tiene l’uno all’altro. Ma almeno quel libro ce l’ho ancora ed è proprio un bel libro. Peggio per lui!

Perché non ci dovrebbero fare così arrabbiare questi regali? Va bene, abbiamo detto che è il pensiero quello che conta, ma se il regalo ci fa schifo, che ci possiamo fare? Un regalo non è mai dovuto, ma quando arriva significa che qualcuno vuole comunicarci qualcosa. E come accade nella stragrande maggioranza dei rapporti interpersonali, anche con i regali alla base c’è quasi sempre un problema di comunicazione. A volte il problema può essere proprio del comunicante: se il perfezionista è quello che per fare i regali indossa “le lenti” con cui chi lo riceve vede il mondo, c’è anche chi quando fa i regali parte dai suoi gusti personali. Il lato negativo di questo approccio è che di solito il regalo piace più a chi l’ha fatto che a chi l’ha ricevuto. Ma il lato positivo è che in quel regalo è racchiuso un pezzo della persona da cui l’hai ricevuto. E se quella persona è importante per te, questo è un buon modo per cominciare ad apprezzare ciò che hai ricevuto. Questa situazione capita spesso nei rapporti tra uomo e donna e la soluzione ideale, a mio avviso, non è quella di cambiare il regalo ma di scoprire che cosa in esso ci parla dell’altro. A volte il problema è di tipo economico: quando riceviamo una sciocchezza che per di più è anche brutta, viene spontaneo chiedersi “perché buttare questi 5€? Poteva risparmiarseli, faceva una figura migliore e io non mi ritrovavo con quest’impiccio”. E’ vero, questi regali sono spesso inutili, brutti e alquanto tristi, ma ci siamo mai chiesti se chi li ha fatti poteva permettersi qualcosa di più? Magari per problemi economici, magari perché ha semplicemente previsto un budget più basso per evitare spese di troppo, resta il fatto che nonostante tutto con quei 5€ ha cercato di fare un pensiero forse divertente, anche se inutile, e l’ha regalato proprio a te e non a qualcun altro. Invece di dire che non ha soldi oppure che si è troppo adulti per un regalino di Natale, ha tentato seppur fallendo di omaggiarti con una cosa gradita.

Un’occasione per dialogare. Da non sottovalutare, inoltre, l’occasione che i regali sgraditi possono rappresentare. Magari con una battuta, magari con una frase un po’ più seria (ma mai polemica, per carità!), si può provare a intavolare un discorso a riguardo. Provare a capire perché si è ricevuto un regalo come quello oppure spiegare il motivo per cui non lo abbiamo apprezzato può essere un buon modo per crescere reciprocamente e far crescere una relazione o un’amicizia. A me è capitata proprio una situazione del genere e (non ci crederete!), dopo un lungo e altalenante dialogo, sono riuscita ad apprezzare un regalo che, senza interpellare l’altra parte, non avrei neanche capito. Scordiamoci quell’assurdo detto “a caval donato non si guarda in bocca”: non solo bisogna guardare, ma bisogna anche domandare e capire perché ci viene regalato quel benedetto cavallo! Chissà che magari non troviamo un buon motivo per rivalutarlo.

Se proprio non ci piacciono. E se proprio non ne volete sapere di tenerlo, quel regalo può rappresentare comunque un’occasione da non perdere. Se ci pensate, infatti, i regali di Natale sono come gli avvenimenti che capitano nella vita. Quando si presentano, non tutti sono di nostro gradimento, forse perché ci aspettavamo qualcosa di diverso o pensavamo di meritarci di più oppure proprio non sembrano fare per noi. Eppure, questi avvenimenti sgraditi per noi possono essere delle occasioni per altre persone a noi vicine e di cui noi possiamo essere il tramite. Così, quindi, si dovrebbe pensare ai regali. Prova a riflettere su ciò che ti è stato regalato e non ti è piaciuto. Può servire a qualcuno che conosci? Può addirittura piacere a qualcuno che conosci? Ti viene in mente qualcuno che apprezzerà più di te la presunta comicità di quel regalo che ti hanno fatto credendo che tu ti saresti sbellicata dalle risate? Forse sì. Forse quel regalo è quasi capitato a fagiolo. E se per caso a quella persona che ti viene in mente hai già fatto un regalo, che importa? Fagliene uno in più. Lei o lui di certo non si lamenterà.

Questo è un sunto dei pensieri che mi sono frullati in testa durante il periodo natalizio. Voi cosa ne pensate? Quali regali sgraditi avete ricevuto quest’anno? Siete riusciti a farvene una ragione o siete ancora arrabbiati? Condividete la vostra esperienza con un commento. 🙂

P.S. Tutto ciò di cui ho parlato in questo articolo è stato direttamente esperito da me o da qualcuno a me vicino, perciò se volete ulteriori delucidazioni o esempi concreti basta chiedere. 😉