5 film che da nonna farò vedere ai nipoti

Oggi è la festa dei nonni, figure che incarnano la tradizione, coloro che sono preposti alla trasmissione delle sane abitudini delle famiglie. Mentre passeggiavo con A., mi sono chiesta quali insegnamenti avrei potuto trasmettere ai miei futuri nipoti. Durante la mia infanzia e oltre, ho tratto lezioni di vita nelle circostanze più improbabili. Nonostante ciò che qualche bacucco sostenga, i film possono insegnare tanto quanto i libri. Ecco 5 film che tra trenta/quarant’anni farò vedere ai miei nipoti affinchè imparino importanti lezioni.

  1. UNA NUOVA SPERANZA di George Lucas (1977)

    Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…
    anche se sei l’ultimo jedi (non proprio l’ultimo eh) devi comunque assicurarti che la ragazza con cui vuoi provarci non sia imparentata con te. Si scherza. La lezione non può essere più chiara: se sei uno Skywalker, è destino che la gran parte della tua famiglia venga uccisa. No, si scherza ancora. La lezione vera è che c’è sempre speranza. Anche quando sembra che il lato oscuro è in possesso della Morte Nera.
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  3. LA STORIA INFINITA di Wolfgang Petersen (1984)Ogni buon libro può essere rovinato da un pessimo film. Lezione dura che va imparata il prima possibile. È sempre meglio leggere prima il romanzo e non farsi venire il sangue amaro per la trasposizione cinematografica.
  4. Risultati immagini per the neverending storyWARGAMES – GIOCHI DI GUERRA di John Badham (1983)Cervello umano batte computer, purché sia allenato a pensare. Questo film è una versione retrò e young adult di Matrix, adatto quindi anche ai più piccoli. (Si sta continuando a scherzare, ovviamente…)
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  6. L’ARMATA DELLE TENEBRE di Sam Raimi (1992)Questo è forse uno dei film più educativi che io abbia mai guardato da piccola. Mai come prima, guardandolo ho capito l’importanza dell’uso delle parole. In ogni circostanza bisogna sempre usare il linguaggio corretto. Soprattutto se non vuoi risvegliare un’armata di morti-viventi.
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  8. INDIANA JONES E I PREDATORI DELL’ARCA PERDUTA di Steven Spielberg (1981)La scena cult, in cui Indiana Jones sconfigge con un semplice colpo di pistola il rocambolesco spadaccino nemico, regala un grande insegnamento. Cerca sempre di essere al passo coi tempi. Non è detto che old style sia meglio. A volte, il progresso tecnologico aiuta.
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Recensione: “Anno Dracula” di Kim Newman

Titolo originale: Anno Dracula
Autore: Kim Newman
Anno: 1992 (ed. originale); 1997 (ed. italiana)
Editore: Fanucci
Pagine: 426
Prezzo: 8€

Inghilterra 1888. Dopo aver sconfitto Van Helsing e i suoi amici, il Conte Dracula domina sul Regno Unito. Il Re dei vampiri ha sposato la Regina Vittoria, trasformandola in una non-morta, e i nosferatu imperversano. Le strade della Londra notturna sono battute da bande di vampiri in cerca di preda e, nella luce dei lampioni, prostitute-vampire adescano i clienti in cambio di una pinta di sangue. Nelle ombre di questa metropoli si aggira uno spietato assassino che uccide solo giovani donne non-morte, e si fa chiamare Jack lo Squartatore… Charles Beauregard, agente speciale alle dipendenze del misterioso Club Diogene, e Geneviève Dieudonné, vampira gentile di una stirpe che si contrappone a quella del conte di Transilvania, uniscono le loro forze per scovare l’autore di questi efferati delitti, che minacciano di sovvertire l’ordine sociale dando vita a un mondo sorprendente, in cui vivi e non-morti coesistono e la legge di Dracula ha soppiantato le regole della civiltà.

Voti della RASSEGNA FANTASTICA
Trama: •••• (4/5)
Credibilità: ••••• (5/5)
Stile: •••• (4/5)
Edizione: •• (2/5)

Questo libro ha riscosso tanto successo in patria quanto poco ne ha suscitato qui da noi. Il motivo è semplice. Il romanzo di Kim Newman è un tributo al romanzo gotico inglese e alla storia della nazione britannica di fine Ottocento. I personaggi sono tutti lì: Dracula, Dr. Jekyll, i fratelli Holmes, Jack lo Squartatore. Ci sono, ma non come protagonisti. Newman in questo ha operato una scelta sagace: saccheggiare il più possibile la letteratura dell’orrore a tema vampiri (e non), creando due protagonisti totalmente originali che ballano il loro valzer narrativo attorno a uno stuolo di celebrità. È difficile definire il genere di quest’opera… mi azzarderei a dire che si tratta di un horror distopico. Chiunque abbia letto Dracula si sarà chiesto almeno una volta “e se avesse trionfato il principe di Valacchia?”. In questo libro l’autore ci mostra un’alternativa plausibile alla vittoria di Van Helsing. La trama è lineare e la voce narrante alla terza persona permette di seguire la storia da più punti di vista. Il risultato è un romanzo corposo, credibile e, a suo modo, appassionante. Molto particolare è la scelta di utilizzare anche la prima persona esclusivamente per il flusso di coscienza di Jack lo Squartatore. In lui, fragilità e violenza si alternano così come nel lettore si alterna l’opinione che lui sia effettivamene una vittima oppure un carnefice. Il gioco psicologico si regge tutto sul fatto che lo Squartatore uccida delle vampire prostitute. Prostitute innocenti forse, ma pur sempre vampire. Nella sua riflessione sul “dono nero”, infatti, Anno Dracula ci introduce in una società vampirica complessa, in cui i rapporti tra vampiri e caldi (=i vivi) non sono assolutamente scontati come certi stereotipi letterari vogliono far credere e in cui gli stessi vampiri sono divisi tra chi cerca di mantenere in vita la propria umanità e chi invece decide di abbracciare e diventare la morte. Un mostro è tale per ciò che fa o per l’intenzione che lo muove?
Ho trovato molto utile l’elenco dei personaggi storici, letterari e cinematografici presenti nella storia proposto alla fine del libro dal traduttore Bernardo Cicchetti. Invece, sono rimasta delusissima (e sottolineo il superlativo) dalla pessima correzione delle bozze: a circa un terzo del libro ho iniziato a contare i refusi e sono arrivata a 16 [!], di cui uno – un errore di impaginazione – sulla quarta di copertina [!!!]. È la seconda volta che trovo refusi in un libro della Fanucci (qui la recensione di “La Città & la Città”), spero sia stato solo una pessima coincidenza…

Le citazioni preferite

«”In fede, vostro Jack lo Squartatore”? Lo scrittore di lettere è qualcuno che conosco? Lui sa qualcosa di me? No, lui non comprende la mia missione. Io non sono un lunatico giocherellone. Sono un chirurgo che asporta il tessuto malato. Non c’è alcun ‘divertimento’ in questa cosa.» p. 207
~
«Tutta questa faccenda puzza di ancient[*] régime, non pensate?» p. 322

[*] Uno dei tanti refusi che, però, non riesce a rovinare la fantastica battuta.

Perché comprarlo. Tutti coloro che hanno amato Dracula di Bram Stoker o a cui piacciono le atmosfere gotiche dei romanzi ambientati in epoca vittoriana devono leggere almeno una volta nella vita questo romanzo.

Perchè non comprarlo. La storia è quello che è. Se avete lo stomaco debole e al solo pensiero di Jack lo Squartatore vi sentite svenire, questo non è il libro adatto a voi.

Link utili
Link a Dracula di Bram Stoker (da leggere assolutamente prima di mettere mano ad Anno Dracula): ed. Mondadori, ed. Feltrinelli, Ebook
Link al libro in lingua originale: https://amzn.to/2zKxJH0
Link al fumetto: https://amzn.to/2NSGEyF

Purtroppo su Amazon sono finite le copie nuove dell’edizione italiana; tuttavia, sparse nel web, si trovano diverse copie usate. (Se siete a Roma vi presto la mia copia, purché me la ridiate indietro :P)

Autori con la sindrome di Rowling. Quando il protagonista non c’è

Durante l’ultimo periodo della gravidanza ho letto l’intero Ciclo dell’Eredità di Christopher Paolini, meglio conosciuto come la saga di Eragon. Il commento in questione non è una recensione simpliciter. Ciò che vorrei condividere è il fatto che, dopo quattro romanzi (peraltro lunghissimi e, per la maggior parte delle pagine, inutili), ancora non capisco perché Eragon sia considerato il protagonista. Siamo di fronte all’ennesimo caso di sindrome di Rowling, così ribattezzata dalla sottoscritta perché Harry Potter è il classico esempio in cui, in un romanzo, O G N I singolo personaggio secondario risulta letterariamente più interessante del protagonista.

La sindrome di Rowling è uno stato patologico in cui l’autore non può far a meno di rendere insopportabile il protagonista, tanto da suscitare un certo astio anche nel lettore più tassorosso che ci sia. Non tutti hanno questa particolare dote: qualcuno di voi ha mai tifato per Mondego leggendo il Conte di Montecristo? O per Creonte, invece che per Antigone? No. Perché Edmond Dantès e Antigone sono dei dannati protagonisti e il lettore si rispecchia in loro o ne prende le parti. Allora perché in alcuni libri accade il contrario? Provo a dare una risposta.

Lincoln Rice GIF

Il protagonista dev’essere un personaggio credibile. In realtà, tutti i personaggi devono essere credibili, ma con il protagonista la storia è diversa. Anche se un autore non ha intenzione di descrivere la classica lotta tra Bene e Male, tra eroi e tiranni, il protagonista deve necessariamente avere “un qualcosa in più”. Il carattere, che va definito con estrema accuratezza fin dall’inizio della scrittura, deve essere eroico a suo modo. Si tratta di far emergere quelle caratteristiche che lo rendono diverso dagli altri, migliore in termini di interesse letterario. Il lettore, in questo caso, empatizza con il protagonista non tanto perché si rivede caratterialmente in lui, ma rispecchia se stesso in ciò che il personaggio vive o gli capita. (Anche se non siamo nani alla ricerca dell’oro di Erebor o mezzuomini pesaculo, chiunque ha letto lo Hobbit ha patito con Thor il suo desiderio di riconquistare la montagna o ha sperato con Bilbo di tornare a casa). Purtroppo, la moda degli ultimi anni in casa fantasy è quella di creare protagonisti vuoti, in cui qualsiasi lettore possa tecnicamente rispecchiarsi ma che in sostanza non ha nulla di credibile. L’esempio lampante di personaggio vuoto è Bella Swan di Twilight. Insomma, anche il criceto di mia nonna è dotato di più intelligenza e personalità di Bella Swan. Un character del genere è commercialmente molto utile, perché il lettore medio si sente rassicurato e può facilmente “sostituirsi” al protagonista, ma gli autori dovrebbero aspirare a vendere un prodotto o a creare un capolavoro?

Inoltre, deve avere un carattere ben delineato. “Il suo nome è Nessuno”. No, non è una citazione dall’Odissea, ma l’odissea del lettore di fronte a certi protagonisti. Nessuna motivazione, caratterizzazione zero, boe fluttuanti nel vasto mare della narrazione, alcuni personaggi principali hanno il peso scenico di Kate Moss. Perché? A mio avviso, molti romanzi fantasy vengono scritti con l’ottica di un’automimesi dell’autore/autrice. Difficilmente si è in grado di analizzare se stessi, mettendo in luce pregi e difetti, desideri e paure, senza essere eccessivamente coinvolti. Questo comporta una caratterizzazione confusa, a volte paradossale, in cui il personaggio accoglie in sé le contraddizioni dell’autore senza fornire al lettore un punto di vista chiaro con cui interpretarlo. Facciamo un esempio:
Autrice: “Ciao, mi chiamo Stephanie e sogno una storia d’amore con un vampiro ricco, bello, vegano e con un cuore d’oro”.
Editor: “Ehm, okay… qual è il motore dell’azione? C’è forse l’impulso a scandagliare le profondità del desiderio umano costantemente in bilico tra il cielo e l’abisso?”
Autrice: “No, non hai capito. Voglio raccontare una storia d’amore di una come me con un vampiro ricco, bello, vegano e con un cuore d’oro.”
[Per chi non avesse capito, questa è la ricostruzione ipotetica della nascita di Twilight]
…ma ognuno di noi avrà qualche altro esempio in mente.

Il protagonista deve avere un arco di sviluppo. Se un personaggio non compie un percorso, ha lo spessore letterario di un pacchetto di patatine light. Eppure capita assai spesso di imbattersi in protagonisti che restano uguali, o quasi, dall’inizio alla fine della storia. Le alternative sono due: o il protagonista è un monaco nepalese che ha raggiunto la massima illuminazione possibile, oppure c’è qualcosa che non va. Purtroppo nel fantasy (e nella fantascienza, ahimè), gli autori tendono a prediligere l’intreccio all’approfondimento psicologico. Colpa forse della necessità del genere, in cui grosso peso ha l’ambientazione, sta di fatto che in molti romanzi fantastici i personaggi risultano statici e noiosi. E qui si ritorna a Eragon… il quale, devo essere sincera, sembra percorrere un arco di involuzione piuttosto che di evoluzione: nell’ultimo romanzo della tetralogia, il giovane cavaliere dei draghi arriva a pensare e ad agire con la lucidità mentale di un undicenne; mentre, nel primo romanzo, arrivava a fare scelte più o meno mature per un sedicenne.

Possono esserci personaggi interessanti, ma il più interessante dovrebbe essere lui. Eh, sì! Se Watson fosse stato più interessante di Sherlock, sarebbe stato lui il protagonista, no? Va bene, Moriarty è un figo. Ci sta. Si chiama “fascino del cattivo ragazzo” ed è il motivo per cui molti villain ci piacciono più degli eroi. Ma l’antagonista deve essere la nemesi del personaggio principale, quindi la legge del “da grandi heroes derivano grandi cattivi” (formula inventata sul momento! NdA) è accettabile. Il problema si presenta quando persino lo-zio-del-nipote-della-locandiera-del-villaggio-confinante-con-quello-del-protagonista risulta un personaggio più avvincente di lui. E qui come non citare il nostro maghetto non-preferito?! Caspita, la Rowling ha battuto un record storico: in sette libri non è riuscita a creare un personaggio meno interessante di Harry Potter. Insomma, il ragazzo che è sopravvissuto a Voldemort è persino più noioso del gufo sfigato della famiglia Weasley. Quindi, autori miei, sì a creare antagonisti con i contro-caSCHi, ma sforzatevi anche per quel povero protagonista!

Buoni esempi di caratterizzazione del protagonista. Date che a me piace il lieto fine, non posso lasciarvi con l’amaro in bocca. Di seguito trovate una serie di opere viste o lette recentemente, i cui protagonisti sono personaggi effettivamente ben riusciti.
Romanzo: Jane Eyre di Charlotte Brontë
[Esempio di romanzo in cui la profondità dei personaggi emerge e tiene incollato il lettore alla pagina senza bisogno di intrecci rocamboleschi]
Serie tv: The Following di Kevin Williamson
[Serie molto cruenta, di qualità discutibile nella seconda stagione, ma con un protagonista e un cattivo epici]
Film: Fury di David Ayer
[Solitamente non amo i film di guerra, ma in questo piccolo gioiello ogni personaggio è descritto con grazia e autenticità]

Quali sono i vostri protagonisti preferiti? E quelli che vi sono piaciuti un po’ meno?